Oggi in onda: spazio pubblico ‘evidenziato’ e prigioni sostenibili.

Apriamo la puntata con due idee (una più tecnologica l’altra meno, o forse in modo diverso) che vogliono segnalare opportunità e problemi degli spazi pubblici.
Riposarsi durante una passeggiata, pranzare all’aperto, chiaccherare con un amico o fermarsi a leggere. Sono tante le cose che si possono fare seduti su una panchina. Da elemento imprescindibile del paesaggio urbano le panchine sono però diventate una specie in via di estinzione, quando non oggetto di peculiari interventi di ‘sicurezza’. Chris McNicholl ha pensato di prendere le funzioni di Twitter e di una macchina fotografica per creare un catalogo delle cose che si possono fare e vedere seduti su una panchina: il prototitipo di TweetingSeat, ogni volta che qualcuno ci si siede sopra scatta una foto alla panchina e una allo spazio circostante, restituendoci la visione della persona. Entrambe le foto sono poi inviate come tweet tramite un apposito profilo. Ok, per la privacy non è il massimo sapere di essere fotografati ogni volta che ci si siede, ma l’idea di raccontare dal vivo quello che succede sulle panchine merita di essere approfondita!
(Via Treehugger)
A Parigi invece Juliana Santacruz Herrera ha pensato di riempire le buche e le crepe nei marciapiedi della città con lana e fili colorati, creando così dei morbidi e vistosi interventi che segnalano il problema ai passanti e agli amministratori. Il suo progetto, Nid de Poule, non ambisce ad essere una soluzione ma è un modo creativo e simpatico di impegnarsi per rendere visibile un problema che letteralmente ci passa sotto i piedi ma che rappresenta un pericolo per l’incolumità di tutti.

(Via Treehugger)

Ricerca, formazione e sostenibilià: tre parole che non sempre viene naturale associare alle prigioni, specialmente se consideriamo quello che leggiamo in Italia sulle carceri. negli Stati Uniti un college e l’amministrazione carceraria dello stato di Washington dal 2004 hanno sviluppato un’iniziativa che coinvolge detenuti, guardie, ricercatori, agricoltori e docenti in cicli di lezioni sul compostaggio, progetti di reinserimento della fauna selvatica e interventi di riduzione dei consumi energetici degli edifici. Il Sustainable Prisons Project ha permesso ai singoli istituti di ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività con il diretto coinvolgimento dei detenuti (e dei dipendenti) che beneficiano di una formazione professionale orientata ai temi della sostenibilità e dell’agricoltura, e in questo modo possono non solo migliorare le proprie possibilità di inserimento lavorativo una volta conclusa la propria pena, ma che da subito sono coinvolti in progetti che li vedono applicare le competenze maturate (agronomia, bilancio, entomologia, idraulica etc.) per rendere il proprio carcere un luogo più salutare e sostenibile (meno rifiuti e più ortaggi!) e inoltre possono supportare i ricercatori del college dimostrando così di essere una risorsa fondamentale per il territorio e la comunità.
(Via Good.is)

Per l’agenda avete due alternative, entrambe per domenica: andare a Granaio a Firenze in occasione di Terra Futura, oppure fare un salto alla festa di Remida a Calderara di Reno!

La puntata la potete ascoltare e scaricare da qui:

Ossigeno! del 19 maggio 2011 by ossigenoallaradio