Dopo due settimane perse tra festività e malattie, Ossigeno! torna per indagare nuovi modi di fare giornalismo e coworking.

Le fonti giornalistiche sono un oggetto delicato, la cui disponibilità è stata storicamente in mano ai professionisti dell’informazione, ma cosa succede se per raccontare le notizie le fonti scarseggiano e allo stesso tempo si moltiplicano i documenti interessanti da consultare? Quanto succede in questi ultimi tempi con le rivolte nei paesi arabi e la pubblicazione, più o meno spontanea di dati da parte delle organizzazioni (pubbliche e private) e ha fatto sì che qualcuno avesse l’idea di sviluppare delle soluzioni ad hoc per navigare in questo mare magnum di frasi, link e documenti, fornendo a giornalisti professionisti e amatoriali degli strumenti per usare questi materiali. Oggi vi raccontiamo due esempi che arrivano dagli Stati Uniti. Ne conoscete altri? Scriveteci!
Storify.com è un servizio che consente di raccogliere le storie partendo dalle segnalazioni e dai contenuti caricati dagli utenti in tempo reale sui social network tramite il proprio computer o dispositivo mobile, evitando la censura e costruendo un racconto in tempo reale degli avvenimenti altrimenti difficile da navigare. Come? L’idea di Burt Herman (ex-giornalista di Associated Press) è stata quella di mettere insieme questi contenuti, grazie ad un buon algoritmo che facesse il lavoro ‘sporco’ di setacciare la rete, con successo a quanto pare, visto che tra le testate che hanno impiegato Storify si trovano Liberation, Washington Post e ABC.
(Via Luca Dello Iacovo, che ne ha scritto per Nòva24 lo scorso 3 marzo)
Se invece che nella rete il problema fosse quello di estrarre informazioni precise e circostanziate da documenti tecnici etc allora c’è DocumentCloud, un servizio  – ancora in fase beta – che raccoglie documenti pubblicati da singoli professionisti e organizzazioni che si offre come ‘deposito intelligente’ di testi e uno strumento per analizzare grosse quantità di documenti. E’ quindi sia una buona piattaforma per veicolare le proprie pubblicazioni (indagini, statistiche, pubblicazioni scientifiche, bilanci, report) che per analizzare grandi quantità di documenti. Può costituire una preziosa risorsa per il giornalismo investigativo, che rispetto ad altri formati informativi, richiede tanto tempo per analizzare le informazioni, organizzarle e costruirci attorno un’inchiesta, un documentario o un servizio. Tra gli utilizzatori di DocumentCloud (qui trovate alcuni lavori dei giornalisti che stanno già usando il servizio) c’è infatti la fondazione statunitense ProPublica che da un paio di anni realizza inchieste e approfondimenti di interesse pubblico.
(Via Elisabetta Tola di Formica Blu)

Lavorare in uno spazio condiviso è ciò molti conoscono come coworking, nato nel 2005 negli Stati Uniti per mano di alcuni sviluppatori stanchi di stare da Starbucks a programmare. Negli ultimi anni si è diffuso in tanti paesi (dall’Argentina all’Italia), con  numerosi spazi (open space, uffici e spazi dismessi) gestiti da società ed associazioni che affittano spazi di lavoro a singoli o società, con contratti flessibili e spese ottimizzate, e intanto gli consentono di incontrare altri professionisti e sviluppare insieme idee e i progetti. A Bologna nel 2008 alcuni architetti incuriositi dal coworking e in cerca di un posto dove lavorare, hanno deciso di farselo da soli e hanno creato Spazio80, affittando insieme un grande ufficio nel centro storico per condividerne gli spazi e la gestione, ma non solo. Quello che ne è venuto fuori, come ci racconta Federica Benatti nella loro sala riunioni, è un gruppo di persone interessato a combinare le proprie professionalità, sviluppando progetti (allestimenti, ricerche ed eventi) a più mani, e migliorando le proprie relazioni professionali e le opportunità di lavoro.

Per l’agenda di fine puntata anzitutto vi raccomandiamo tantissimo questo bel post di Ilvo Diamanti sul suo blog per repubblica.it. In Italia salutare le persone che si incontrano per strada fino a poco tempo era considerato un normale atto di buona educazione e una dimostrazione di attenzione verso il prossimo (e in molti paesi, come l’Australia o l’Argentina, lo è tuttora), oggi invece  in molte città si viene ignorati o si rischia di essere presi per importuni, se non peggio. Diamanti consiglia comunque di farlo, magari solo con un cenno della mano o un sorriso. Viva le cose semplici, fattibili e rivoluzionarie!
Vi segnaliamo anche che ci sono ancora pochi posti per il prossimo Cosa bolle in pentola?, che si terrà il prossimo 10 aprile presso La Pillola a Bologna. Per farlo ci sono ancora alcuni giorni: abbiamo infatti spostato la scadenza a lunedì 4 aprile, per dare anche ai creativi più tempo per inviarci i loro progetti (che se  questa volta non ce ne arrivano sedici come la prima volta non siamo contenti).
Proprio in questi giorni stiamo lavorando con altri amici di Milano e Trani per un appuntamento ancora segreto (ma ne saprete presto!) che si terrà nei giorni del Fuorisalone 2011 a Milano.

Per le vostre segnalazioni usate sempre i commenti, e-mail, facebook e twitter. Grazie!

La puntata da ascoltare e scaricare la trovate qui:

Ossigeno! del 31 marzo 2011 by ossigenoallaradio

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