Dopo anni di campagne di sensibilizzazione e i primi tentativi di negozi e catene commerciali, tra pochi giorni – almeno formalmente – l’Italia dirà addio ai sacchetti di plastica, che si accumulano nelle discariche e nei centri di smaltimento, quando non finiscono nei campi o in mare, dove resteranno per centinaia di anni in attesa di decomporsi spontaneamente.
Dal I° gennaio 2011 infatti, con l’entrata in vigore del decreto legge 296 del 2006, in tutto il paese non si potranno più vendere sacchetti di plastica, una misura che vede l’Italia anticipare l’Europa. Ad oggi si attendono ancora i dettagli per l’attuazione della norma e non mancano ovviamente le interpretazioni contrastanti, ma speriamo davvero che i molti che in questi anni hanno iniziato a portare con sè il proprio sacchetto di tela siano imitati prontamente dal resto degli italiani, anche in assenza di sanzioni, restrizioni e altri strumenti normativi, per una volta non sarebbe male se si facesse tutti qualcosa di propria volontà, guidati dal buon senso. Proprio mentre qui nello stivale ci si prepara per un cambio tanto atteso quanto ancora indefinito, da Lubjana intanto arrivano le bellissime immagini di un vecchione sui generis (ok, speriamo che non pensino di dargli fuoco il 31 notte) realizzato dall’artista Miha Artnak nel centro della capitale slovena, impiegando circa 40.000 sacchetti di plastica e altre migliaia di altri contenitori in plastica, tutti raccolti da scuole, università e abitazioni private.
Un bel lavoro, che riporta in scena i rifiuti che cerchiamo di dimenticare una volta messi nel cassonetto, ma che ritroviamo ciclicamente per strada o in campagna, in Italia come in altre parti del mondo. Iniziamo quindi col guardare negli occhi il vecchione fatto coi sacchetti di plastica.
