I telefoni di nuova generazione, dove convivono ancora un po’ confusamente internet, voce e servizi multimediali, sono rapidamente entrati nella vita quotidiana di molti, in entrambi gli emisferi.
Due storie legate al processo di sviluppo di questi strumenti, ci raccontano qualcosa sulle organizzazioni, imprese o associazioni, che li realizzano e sui modi molto diversi in cui le idee e le proposte possono essere gestite.
Sul New York Times di oggi trovate un bell’articolo Kevin J. O’ Brien sugli avvicendamenti al vertice della società finlandese Nokia, che negli ultimi anni ha visto ridursi la sua posizione dominante nel mercato dei produttori di telefonini. Il problema? La società sarebbe rimasta al palo di fronte alle soluzioni proposte dagli altri, oramai ubiqui, produttori di telefoni, i quali hanno saputo sviluppare nuovi telefoni sempre più ibridi.
Il giornalista americano ha raccolto le testimonianze di ex-dirigenti e tecnici della società, scoprendo che già nel 2004 i loro centri di ricerca e sviluppo avevano sviluppato i primi prototipi di telefoni in grado di accedere a contenuti internet, ed impiegare la tecnologia touch-screen che oggi ben conosciamo. Addirittura pare che alcuni intuitivi ingegneri avessero proposto una prima versione di negozio on-line per acquistare applicazioni e giochi da impiegare sui telefonini. Cosa ne è stato di queste idee? Si sono scontrate – mortalmente verrebbe da dire a leggere le dichiarazioni degli ex dipendenti di Nokia – con la struttura verticistica e la burocrazia interna dell’azienda, fatte di rigide procedure interne e comitati tecnici spesso in competizione tra di loro, i quali avevano bisogno inoltre del consenso di tutte le parti per approvare i singoli progetti, che alla fine venivano presi per sfinimento. Negli ultimi anni le cose sono iniziate a cambiare, i processi sono stati snelliti ed è stata permessa una maggiore apertura a quelle piccole idee di cui pullulano le grandi organizzazioni.
Una vicenda completamente diversa, ad eccezione degli esiti, che potrebbero essere analoghi, è quella di Mozilla Labs, la comunità creata dalla Mozilla Foundation (l’organizzazione non-profit che si prende cura di Mozilla Firefox etc.) per aiutare i suoi utenti a farsi venire nuove idee su tecnologie web e vita di tutti i giorni, discuterle pubblicamente e possibilmente migliorare i prodotti open source di Mozilla stesso.
Il portale ha infatti creato un forum di discussione, Concept Series, con un invito aperto a tutti coloro che volessero sviluppare e condividere le proprie proposte. Tra le migliaia di proposte arrivate, quella che ha colpito di più gli utenti della comunità è lo smartphone Sea Bird di Billy May, che dal 2009 ha messo insieme i pezzi del suo “Open Web Concept Phone”, che poi vorrebbe dire telefono aperto alle potenzialità del web e a tutto quello che sarà. May ha messo insieme tecnologie oggi già esistenti e ha ideato il suo prototipo, ed alcuni giorni fa ha pubblicato un video su Youtube per spiegare come dovrebbe essere fatto e come dovrebbe funzionare. L’effetto è davvero molto bello – lo ammettiamo -, ovvero un telefono che incorpora micro-proiettori per visualizzare il desktop un po’ dovunque, controlli esterni in 3D, tastiere e tasti smaterializzati, insomma un vero e proprio oggetto del desiderio per tutti coloro che si sono affaticati occhi e dita tra piccoli schermi e tasti microscopici. I commenti sono entusiasti, sono arrivate molte proposte e consigli su come poter ‘implementare’ le funzioni descritte nel video.
Mozilla labs, quasi spaventata dal successo e dall’entusiasmo suscitati da questa proposta, che ha di fatto si è coltivata nel proprio giardino di casa, si è affrettata a ricordare che non produce telefoni e che non produrrà mai il Sea Bird di Billy May (‘Does Mozilla have plans to produce a mobile phone?’ ‘No.’). Ma intanto l’idea è girata, Mozilla si è fatta parecchia pubblicità e le persone discutono animatamente di come e perché realizzare quel telefono pieno i luce. Il dibattito è appena partito e a Mozilla non farà male.
